90% pancia : quattro chiacchiere con Armstrong?.

Quello degli Armstrong? non è un nome nuovo su questo blog. Li ho conosciuti in tempi non sospetti grazie agli amici Farmer Sea, che da sempre ne lodano le doti e l'impegno. Di lì alla partecipazione dei due gruppi a eMpTV Nights il passo è stato breve. Oggi il trio piemontese approda a Collateral: un album d'esordio che già rivela maggiore sicurezza rispetto all'EP che lo precedeva, sia per quanto riguarda le qualità compositive del gruppo, sia per il suono d'insieme: ora più che mai elettrico, energico e dritto al punto. Approfondiamo la questione con Roberto Pizzichetta, frontman degli Armstrong? e pure titolare di 70 Horses, giovane label che di Collateral sta seguendo uscita e promozione.
Iniziamo facendo un po' di luce sul vostro bizzarro nome. L'Armstrong in oggetto a quanto ne so è Neil, sul cui effettivo sbarco sulla Luna nutrite grosse riserve. Ma perchè lui e perchè quel punto interrogativo?
In realtà le cose andarono diversamente. Il nome della band fu annotato molti anni fa dal sottoscritto su un post-it, il giorno in cui Lance Armstrong vinse uno dei suoi Tour de France. E' curioso, quindi, che io non possa ritenermi in nessun modo un appassionato di ciclismo. A dirla tutta credo di aver scelto questa sigla perchè richiamava alla mente varie figure illustri molto care e quotate nell'immaginario collettivo. Personaggi come appunto Neil, Louis e Lance. Ho poi ritenuto che il punto interrogativo fosse il giusto compromesso per avere un finale aperto, come per mettere tutto in discussione. Una chiave di lettura più ampia.
Il vostro primo disco si chiama Collateral. Rispetto a Me You And Our Mutual Alibi direi che il suono del gruppo si è fatto più coeso, come se aveste riguardato al vostro passato e aveste detto: 'degli stili che abbiamo buttato in campo, questo è quello che vogliamo'. E' davvero così?
Ci piace pensare siano semplicemente due percorsi diversi, su livelli altrettanto differenti. Se ascolti l'EP è facile notare quanto sia più che altro una raccolta di canzoni scelte per presentarci. C'era più etereogeneità e leggerezza, ma quello che abbiamo fatto per Me You And Our Mutual Alibi non è stato altro che scegliere delle carte con cui uscire allo scoperto. Per Collateral ci siamo voluti confrontare, invece, con un mood più scuro e subacqueo. Abbiamo lavorato molto sugli strati e sui suoni. Le canzoni scelte, poi, si prestavano ad essere molto meno dirette ma allo stesso tempo più ricche e cinematiche dal punto di vista delle sfumature.
Quanto conta la testa e quanto la pancia nelle scelte operative del gruppo? C'è stato un ragionamento, diciamo, evolutivo, in cui avete pensato al suono del disco come al suono presente e futuro del gruppo? O è stato un processo più casuale e d'orecchio, nato in studio (del tipo: 'ehi, cosi suona figo, teniamo questo')?
Gli Armstrong? sono 90% pancia e così, anche per questo disco, le canzoni sono venute fuori da una serie di jam sessions. Non c'è che dire: a distanza di anni l'improvvisazione rimane per noi parte essenziale della scrittura dei pezzi. Non credo sapremmo fare altrimenti, onestamente. La ragione viene fuori di più in studio, nel lavoro sugli arrangiamenti e nella scrittura dei testi. Sull'evoluzione non so dirti molto, non ci esalta l'idea di avere un controllo razionale sulla nostra musica. Troviamo semmai necessario farsi trasportare da influenze e ispirazioni, lasciando così fluire parole e suoni. Quando siamo entrati in studio per le registrazioni di Collateral non sapevamo sempre dove saremmo andati con esattezza. Mi sono presentato in studio avendo in mano solamente la metà dei testi completati e nel mezzo delle registrazioni ho dovuto fare spalla a spalla con un blocco dello scrittore e un plan di canzoni sulle quali avevo spesso solo idee vocali approssimative, basate su idiomi di origine sconosciuta. Per fortuna, dopo un breve periodo di crisi, l'abbiamo avuta vinta :) .
Siete una live band davvero notevole. Tu, Rob, tieni un profilo piuttosto alto sul palco e la sezione ritmica è molto energica, al di sopra della media dei musicisti che suonano in questo ambito. Quali sono stati i vostri ascolti di formazione sul piano tecnico? Avevate già in testa l'indie-rock quando vi siete incontrati o venite da esperienze differenti?
La nostra più grande influenza e ispirazione credo sia la malinconia, e questa vince su tutti i nostri ascolti musicali. Che comunque sono i più disparati. Passiamo con disinvoltura dall'elettronica all'indie-rock, dalla musica da camera al songwriting, con fermata obbligatoria nell'universo rock anni 70. Detto questo, mi piace comunque pensare che gli Armstrong? siano una ricetta che si basa su un miscuglio delle sensibilità di ognuno di noi, come un'alchimia nata quasi per caso e che ora quasi non si riesce più a spiegare.
Venite da Rivoli. Confesso la mia ignoranza e chiedo: esiste qualcuno o qualcosa a Rivoli che sia musicalmente affine a ciò che fate? Etichette, produttori o quant'altro?
Siamo concittadini dei Perturbaziòne. E, per quanto la nostra proposta possa essere diversa dalla loro, è anche vero che questo è l'unico nome che mi viene in mente se accosto Rivoli alla musica indie.
Quanto può offrire in alternativa un capoluogo come Torino in questo momento? Leggo in giro di un presunto ritorno 'indie' da quelle parti, ed eventi come il No Fest della scorsa estate dicono quantomeno di un rinnovato interesse. Tuttavia so anche, per esperienza, che la cartina al tornasole di un hype nazionale su una città è il confronto diretto con essa. Sta davvero montando qualcosa, e se sì si tratta solo di un fermento creativo (aka nuovi gruppi) o c'è di più (locali, festival, etichette, ecc.)?
C'e sempre stato un fermento creativo, un sottobosco degno di nota. Il trucco sta sempre nel tenere a bada i media: loro tendono a metterti davanti agli occhi ciò che vogliono che tu veda. Se riesci ad aggirare questo leggerissimo ostacolo puoi sorprenderti a scoprire decine e decine di proposte interessanti, tra i generi più disparati. Spesso noi stessi ci sentiamo disillusi ma poi ci rendiamo conto che Torino per fortuna non è solo Subsonica e Linea 77. E iniziative come il No Fest non possono che essere un buon segno, in questo senso. Quindi Torino città di fermento, sì, ma non parliamo di scene per favore.
Collateral esce su 70 Horses Records, label gestita da voi stessi.
Abbiamo deciso di creare la 70 Horses Records nel momento in cui ci siamo accorti che il mondo indie non aveva un posto per il nostro disco. Che sia a torto o ragione non so, non sta a me dirlo e in fondo non mi importa. Tuttavia, spesso e volentieri, questo cosiddetto ambito indipendente non ci pare affatto sano. E' un buco nero senza fondo. Nonostante tutto volevamo che Collateral fosse promosso da qualcosa che ci rappresentasse. E quindi questa nuova label lo accoglierà insieme ad altri nostri progetti paralleli che stiamo curando.
Cosa invece nel futuro degli Armstrong?
Stiamo lavorando affinchè vi sia una forte circolazione del disco. In tempi come questi, dove il mercato è un filo sottile e il pensiero di vivere di musica è una bella freddura, il passaparola è la mission principale per chiunque faccia musica. Ci auguriamo ovviamente ci siano più occasioni possibili per poter suonare in giro Collateral e promuoverlo al meglio. Dopodichè si vedrà.
Listen:
armstrong? ° winning you
armstrong? ° videotape
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armstrong?;
70 horses records.
In a slow silent talk: quattro chiacchiere con Rice On The Record.

Siamo di nuovo in autunno e mentre le novità di cui dicevo nel post precedente ritardano ma spero (una volta pronte) non deludano, inauguro una nuova stagione di interviste. E riparto da dove avevo lasciato, ovvero Genova. Non la new wave cara agli Still Leven, questa volta, ma qualcosa in qualche modo legato al territorio e alle radici di questa città. Si parla di folk, si parla di cantautori, si parla di Paolo Bollero e dei suoi Rice On The Record. Abbondantemente rodato il primo EP sulla solita Marsiglia, è tempo di iniziare i lavori per il secondo disco e fare il punto su questo progetto ancora giovane eppure già abituato ai cambiamenti. E dunque affatto intimorito all'idea di evolversi.
Rice On The Record all'inizio di tutto erano Paolo e Germana. Di Germana so che prima fu Cary Quant insieme a Casari e soci. Meno lunga la so su di te, Paolo: da dove arrivi?
Paolo: Il mio percorso musicale è atipico in quanto sono un chitarrista autodidatta e, insieme al classico cugino, per ingannare la noia estiva in campagna, ho iniziato a registrare cassette di prog-rock a bassissima fedeltà e ad ancor più basso contenuto tecnico. Da lì in poi ho proseguito a registrare demo casalinghi finché, nel 2002, ho fatto il salto senza rete e ho suonato davanti al pubblico con un progetto solista, Ashtray, di supporto a Mer, un amico cantautore di matrice punk. Questo mio background naif, di non-musicista da cameretta, una sorta di Daniel Johnston meno sfasciato nel fisico, è indubbiamente un handicap per acquisire credibilità in un ambito musicale spesso autoreferenziale. A distanza di qualche anno, grazie all’incoraggiamento di Matteo Casari, ho proposto dal vivo i miei brani sempre come Ashtray suonando, fra l’altro, prima di Chris Leo.
Come è avvenuto il vostro incontro? Rice On The Record è uno dei nomi più curiosi in giro, mi pare di aver letto che è un'idea di Germana ma che tu sappia da cosa deriva?
Paolo: Con Germana già ci conoscevamo e una sera in cui è venuta a vedermi alla Madeleine è nata l'idea di suonare assieme. Sapendo dei suoi precedenti musicali, le ho proposto di aiutarmi a lavorare sui miei brani. Lei ha accettato anche se non suonava da un po' di tempo e abbiamo lavorato su alcuni brani a cui abbiamo aggiunto alcune sue idee poi sviluppate in studio insieme a Matteo e Martino (ovvero due terzi degli attuali Blown Paper Bags, NdeMpTV). Il nome del gruppo in realtà è nato da una mia idea ed era una scritta che appariva in sovrimpressione in un intervista televisiva di Condoleeza Rice. Rice on the record significa la Rice sulla questione del disco.... Appena l'ho visto scritto mi è piaciuto, suonava bene, nessuno lo aveva utilizzato fino ad allora e inoltre aveva un significato apparentemente letterale, differente da quello effettivo. Insieme a Germana l'abbiamo scelto tra alcune alternative al momento di dare un nome al nuovo progetto.
Dopo la pubblicazione di In A Slow, Silent Walk Germana se ne va per dedicarsi alle Mange-Tout e subentrano al suo posto altri due loschi individui.
Paolo: Ritengo che l’incontro con Germana sia stato positivo per entrambi: abbiamo registrato un EP che ha avuto buoni riscontri anche di critica pur non essendo esente da pecche dovute all'inesperienza della prima volta. Inoltre io ho imparato a confrontarmi con un gruppo e lei ha avuto l’occasione di riprendere a suonare dopo un po' di tempo. In seguito ad un cambiamento in molti aspetti della sua vita ha optato anche musicalmente per un progetto che sicuramente sentiva più suo e ha valorizzato ulteriormente le sue capacità. Riguardo ai loschi individui, è stato il caso a farci incontrare. Per la precisione si tratta di Francesco Becchi (tastiere, chitarre) e Furio Guidetti (chitarra, percussioni, voci).
Francesco: In effetti è così, un giorno ho incontrato Paolo con la chitarra e parlando son emerse le rispettive attività musicali. Io avevo suonato in gruppi che facevano cover insieme a Furio e contemporaneamente proseguivo a lavorare su brani miei (Progetto Fragile). Quando Paolo mi ha proposto di unirmi a lui in previsione di due concerti nei primi mesi del 2008 ho accettato.
Paolo: Devo dire che Francesco ha mostrato un entusiasmo sorprendente: nonostante l'avessi inondato di circa una ventina di demo li ha affrontati con un approccio da ingegnere (quale è), riuscendo a resistere all'ascolto e a lavorare su quelli che gli erano piaciuti di più. Le sue esperienze musicali precedenti gli hanno dato la capacità di dar forma agli arrangiamenti anche di brani altrui sia attraverso piccoli accorgimenti che con radicali soluzioni. Ad esempio la versione demo di Fake Smile (cover di Rocktone Rebel, NdeMpTV), apprezzata da Mike Watt e trasmessa nel suo programma, è nata in saletta in poco meno di un ora: l’abbiamo subito registrata. In seguito abbiamo chiesto al buon Mike di suonare il basso sul brano e lui ha accettato volentieri con tanto di assolo di basso finale. Mitico. Furio invece si è unito al gruppo qualche mese più tardi e ha debuttato ufficialmente al Festival della Poesia del 2008. Ha aggiunto la sua esperienza tecnica e musicale ponendosi come chitarra solista e voce poiché Francesco, pur essendo chitarrista, si è dedicato alle tastiere. Furio ha un altro ruolo fondamentale: una volta ideato un arrangiamento io e Francesco scrutiamo il suo volto enigmatico e ascetico per vedere se lo convince o no, e se non proferisce verbo sappiamo che qualcosa non funziona.
Quali sono le maggiori differenze rispetto al passato nel suono dei nuovi Rice On The Record? Al momento di tornare in studio userete nuovamente qualche strumento o qualche suono in più rispetto alla veste acustica che scegliete dal vivo, o pensate di ripresentarvi in questo modo?
Paolo: Sicuramente qualche differenza ci sarà: indubbiamente abbiamo avuto molto più tempo per arrangiare i brani quindi saranno molto più curati e le tastiere / piano avranno una presenza più regolare e definita. Le nostre esibizioni acustiche ci hanno permesso di lavorare a lungo sui brani, sulle melodie e la combinazione delle voci e su alcuni particolari che emergono maggiormente nella versione unplugged. Inoltre il lavoro di editing e quello sui suoni di Francesco sicuramente valorizzeranno l'aspetto elettronico dei nostri pezzi. Il progetto di uno split con Rocktone Rebel andrebbe proprio in questa direzione: lavorare sui brani più elettronici che abbiamo in repertorio e trovare un punto di incontro con percorsi sonori più estremi. Ovviamente da lì è nata l’dea di fare la cover di Fake Smile: l'unica incognita è quando riusciremo a portare a termine il progetto, e attendiamo che Rocktone Amedeo trovi il tempo per lavorarci.
Come ha iniziato ciascuno di voi ad ascoltare musica? Quali i vostri ascolti fondamentali, quelli che hanno fatto sì che vi venisse voglia di imbracciare una chitarra? E cosa ascoltate attualmente?
Paolo: Ho costruito la mia discoteca da solo inizialmente attraverso scambi di cassette con amici che condividono la mia malattia per la musica. La prima passione musicale sono stati i Supertramp, e loro è stato anche il primo concerto che ho visto nel 1988. Da lì ho affrontato la musica degli anni 70 (hard rock, prog) fino ad impantanarmi nelle loro produzioni più recenti. Sicuramente il movimento grunge e l'affiorare della musica indie agli inizi degli anni 90 è stato ciò che più mi ha spinto a suonare e ad ascoltare e scoprire le numerose produzioni post-punk. La musica mi accompagna dove possibile in sottofondo come una colonna sonora e, se posso, cerco di non perdere l'occasione di vedere e scoprire i gruppi dal vivo. Tra i miei ascolti fondamentali, per citarne alcuni, ci sono: Velvet Underground, Led Zeppelin, Will Oldham (nelle varie incarnazioni), Nirvana, Einsturzende Neubauten, Cat Power, Leonard Cohen, Jeff Buckley, The Orb, Johnny Cash e R.E.M.. Recentemente ho apprezzato la musica di Dm Stith, gli ultimi dischi di Vic Chesnutt, i Dodos, l'ultimo Animal Collective; ho poi scoperto Srormcock di Roy Harper e mi è piaciuto l'EP dei Numero 6 con Bonnie Prince Billy. Inoltre devo ammettere che sono rimasto folgorato da Candy, il singolo alla Cohen di Paolo Nutini. Poco indie ma è un pezzaccio folk-pop.
Furio: Fondamentali per me sono stati tutti i dischi di De Andrè, The head on the door dei Cure, 17 Re dei Litfiba, Electronico dei Madredeus. Ultimamente ho ascoltato Andrea Parodi (ex Tazenda), i Radiodervish, Astor Piazzolla e Rice On The Record (lol, NdeMpTV).
Paolo: Con Francesco abbiamo una missione: liberare Furio dagli anni 80 attraverso un lavaggio del cervello a base di fuzz-guitars e distorsioni alla Dinosaur Jr. mescolati con dissonanze alla Pavement. Ce la faremo.
Francesco: Direi che con Paolo condividiamo molto i gusti musicali e questo ha facilitato anche la sintonia iniziale. Ultimamente ho apprezzato molto Fabolous Muscles degli Xiu Xiu, Where You Been dei Dinosaur Jr., Misplaced Childhood dei Marillion, Merriweather Post Pavillion degli Animal Collective, Leave Your Name degli Statistic e La Nuova Fucina Bosio (o iBosio? o NuovaBosio? Enrico, quando deciderete un nome?!, NdeMpTV), che ha allietato la mia fine di luglio. Tra i fondamentali metto Storia Di Un Impiegato di De Andrè, The Final Cut dei Pink Floyd, Foxtrot dei Genesis, Damage di Sylvian e Fripp, Marquee Moon dei Television, Give Up dei Postal Service, Ultra dei Depeche Mode e Disintegration dei Cure.
A cosa invece ti ispiri per la scrittura dei testi, Paolo?
Paolo: Fonte di ispirazione sono state spesso le poesie di autori inglesi ed americani da Shakespeare a Auden passando per Giorno e Withman. Ho fatto qualche anno prima quello che Carla Bruni ha realizzato in un suo recente disco, ma ovviamente non ho avuto lo stesso riscontro sui giornali (forse se stessi con la Merkel?!). Talvolta parto dalle poesie per trovare le melodie, utilizzo solo alcuni versi come ritornello e costruisco il testo attorno, come in Away For A While. Altre volte utilizzo interamente il testo delle poesie o ne estrapolo alcune parti con un arbitrario cut-up che privilegi il suono delle parole. Vi sono comunque testi interamente scritti da me che trattano delle vicende della vita: nascita, timori, amori ideali finiti o finti, tristezze, delusioni e speranze.
Una costante dei vostri live è la riproposizione della celeberrima There Is A Light That Never Goes Out degli Smiths. Scelta casuale o qualcuno tra voi ha un legame più profondo col pezzo in questione?
Francesco: In pratica è lo sviluppo di una versione elettronica più sospesa che avevamo registrato io e Furio. Abbiamo provato a suonarla in versione acustica insieme a Paolo ed il risultato ci è piaciuto, soprattutto nella versione da te ripresa da Disco Club (la trovate qui sotto, NdeMpTV).
Paolo: La versione proposta dai ragazzi mi è subito piaciuta, e poi era un brano di un gruppo degli anni 80, quindi in linea con altre cover che abbiamo proposto. Brani di Husker Du, Cure, Fiction Factory, Ultravox.
Tra le altre cose, siete tutti papà: come reagiscono i vostri bambini alla vostra musica?
Paolo: Per quanto mi riguarda il fatto di avere i figli ti costringe a cazzeggiare di meno e di stare a casa più spesso e paradossalmente questo mi ha dato più tempo per registrare o lavorare in casa sui brani. E’ divertente coinvolgerli anche perché il loro entusiasmo ti conforta quando l'orario di esibizione non offre molta attenzione da parte del pubblico, come hanno fatto a Lavagna le figlie di Francesco che ci guardavano con attenzione da sotto il palco e ballavano. Altre volte ti danno dei riscontri piacevoli e inaspettati come il mio figlio più grande che dopo avermi richiesto molteplici ascolti di Fake Smile ascoltandola si metteva a cantarla in un simil inglese. Abbiamo un mercato dei kids a nostra disposizione.
Proprio nella data di cui parli, quella allo Zero Festival di Lavagna, avete proposto qualche nuovo brano, che fa parte apparentemente di un nuovo progetto. Cosa avete in serbo per il futuro?
Più della metà dei brani proposti allo Zero Festival dovrebbero apparire nel nuovo disco che vorremmo iniziare a registrare entro la fine dell'anno e inoltre abbiamo eseguito un nuovo brano che è un tentativo di avvicinarsi alla scrittura di testi in italiano. Infatti sia i compari del gruppo sia Marco Sideri di Blow Up ritengono che molti brani acquisterebbero in appeal con un testo in lingua madre. Io ritengo che l'inglese sia la lingua ideale per il rock per cui è non senza sforzi che provo ad indirizzarmi in questa nuova direzione. Per far ciò ho chiesto contributi da parte di Maurizio Montoneri, per cui collaboro sul sito Blugenoa, che ha scritto alcuni testi per i Marcilo Agro e i Maravilha. Il brano è nato per essere presentato ad un concorso e nonostante il titolo inglese (Welcoming The Flowers è una poesia di John Giorno), ha la strofe cantate in italiano e ritornello in lingua originale: un esperimento parziale in lingua italiana, quindi, che mi sembra riuscito e ha una piacevole atmosfera conferita dalle tastiere di Francesco. Nel registrare il disco vorrei coinvolgere qualche musicista della scena genovese e comunque vedremo cosa verrà fuori in studio. Inoltre nelle prossime settimane uscirà Zenatron Vol.3, compilation in doppio cd all'interno della quale saremo presenti con un remix di un nostro brano, Event Of Fire, nato una sera dalle mani di Francesco e preferito alla versione originale dal deus ex machina della compilation, Luca Tudisco. In fase di missaggio Luca ha reso i suoni potentissimi tanto che, citando le sue parole,ora i bassi pettinano veramente. Keep on keepin on.
Listen:
rice on the record ° in a slow silent walk
Watch:
rice on the record ° so it goes (live @ disco club / circolazioni indipendenti)
rice on the record ° fake smile (rocktone rebel cover) (live @ disco club / circolazioni indipendenti)
rice on the record ° there is a light that never goes out (the smiths cover) (live @ disco club / circolazioni indipendenti)
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rice on the record;
marsiglia records.
Lost in weirdness.

Lost In Weirdness è il titolo del nuovo Japanese Gum: un mini-album di inediti, remix e collaborazioni con vari amici più o meno noti: da Arbdesastr a Stark Vision Of The Morning, da Eniac agli Isan, da Enrico Bosio a Jukka Reverberi. A sto giro ad occuparsi della pubblicazione del disco è l'etichetta dello stesso Fabio Eniac Battistetti, ovvero Chew-Z. Il disco è un ricco antipasto in vista del vero primo album dei Japanese Gum, il più volte annunciato Hey Folks! Nevermind, We Are All Falling Down, in uscita tra qualche giorno. L'evento coinciderà con una serie di eventi: la presentazione del disco qui a Genova al Banano Tsunami prevista per lunedì 7 settembre, Davide e Paolo ospiti di Radiodrama Scramble Duo sul podcast di Disorder Drama e soprattutto con la più grossa svolta di eMpTV dalla sua nascita. Contate i giorni, qui lo stiamo facendo da un pezzo. japanese gum ° lost in weirdness
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japanese gum;
chew-z.
Latveriani uniti!

Il fumettaro incallito che sono ha finalmente il via libera per linkare Latveria Is For Lovers, un blog in cui le nuvole parlanti vengono affrontate in maniera dissacrante e anticonvenzionale. Dietro FedeMc si nasconde Federico Bernocchi, Sir Crom è Marcello Crescenzi e Hipurforderai... Bè... Se leggete eMpTV (ma anche se non lo leggete) non ha bisogno di presentazioni. Val comunque la pena ricordare che il nostro è (stato?) anche firma di RockLab e scrive col sottoscritto su Compost. Seguite questo branco di pazzi scatenati che in soli quattro giorni ne ha già scritte delle belle.
Penisola deserta.
Et voilà, ecco qui i miei dieci dischi italiani dal 2000 ad oggi. Se poi non sapete cosa sia Penisola Deserta, vi spiega tutto Enver qui.
PS: good bye MyHoney.
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italian embassy.
Comunicazioni di servizio (con sorpresa).
Per cominciare dico che ci sono, gli acciacchi persistono, il blogger resiste. Post noioso in attesa di ripartire per parlare delle altre pagine di eMpTV.
Se il restyling su MySpace è minimo, è pur vero che la pagina è tornata attiva come ai bei tempi andati. Quindi fatevi sotto con le richieste di amicizia e vediamo di combinare qualcosa di bello con la roba che fate, ammesso e non concesso che mi piacciate e che abbiate mooolta pazienza.
Penso sia tempo di annunciare ufficialmente che eMpTV esiste anche su Twitter. Attiva già da un pezzo, la pagina è ora linkata nella colonna qui a fianco e pronta a partire ufficialmente rifornendo i suoi followers di video nuovi, gossip e altre amenità in tempo più o meno reale.
Il cambiamento più concreto riguarda la nuova pagina YouTube. Grazie ai nuovi profili offerti dal sito, ho introdotto qualche modifica all'interfaccia del canale. In alto ci sono tre pulsanti: cliccando su Iscriviti YouTube vi invierà ogni settimana l'aggiornamento dei nuovi video uploadati, risparmiandovi di aprire la pagina ogni volta; cliccando su Preferiti troverete un archivio di video di gruppi genovesi filmati da altri e da me reperiti; su Playlist infine trovate i video filmati da eMpTV divisi per gruppi. Sia il menu Preferiti che il menu Playlist sono visibili in modalità griglia premendo il tasto Grid in alto a destra. In attesa di una videocamera nuova e di qualche progetto ad essa connesso previsto per la prossima stagione, tra breve ripartirà l'upload dei video in formato 16:9 alta qualità. Questo dovrebbe migliorare tanto la qualità dell'immagine quanto quella dell'audio. Dita incrociate.
Se siete stati così bravi da arrivare fino in fondo a questa pizza di post vi premio linkandovi il disco degli Eat The Rabbit finalmente in download gratuito: tra le cose migliori uscite da Genova nel 2008.
The long talk after the EP came out: SEDICI chiacchiere con Still Leven.

Casomai avesse senso parlare di next big things qui a Genova, Still Leven sarebbe uno dei primi nomi da segnarsi. Collocati inizialmente in un filone new wave, il giovane quintetto (il più piccolo ha quindici anni, la più grande venti) va ora evolvendo di concerto in concerto, ampliando e complicando il gioco dei rimandi. Cresceranno molto, o almeno così sostiene mezza indie-mafia locale: già coccolati dai Port-Royal, quindi pompati dal sottoscritto sulla compilation di eMpTV Nights, i nostri hanno da poco inciso un EP, Everyday And Never, uscito per la neonata Imao In The Mouth di Davide Japanese Gum Cedolin e prodotto in parte da Daniel Dresda Campagne e in parte da Martino Blown Paper Bags Sarolli. Momento propizio, si direbbe, per conoscere meglio il gruppo; e ancor di più pensando a domani sera, quando i nostri si esibiranno sul palco del Laboratorio Sociale Buridda con Albero Rovesciato e i nostri local heroes Kramers ed Hermitage in occasione dell'ennesimo Compost Benefit.
Partiamo dalle origini. A chi è venuta l'idea di formare il gruppo e come vi siete conosciuti?
Giacomo: Matteo (aka Puppo, bassista e autore dei testi del gruppo), Greta (voce/flauto) e io (voce/synth) ci conosciamo da 15 anni; i due fratelli Norfo (Matteo/Prawn e Simone/Kid Easy, rispettivamente chitarra e batteria) li abbiamo conosciuti nel momento in cui si sono aggiunti al gruppo. La storia degli Still Leven è lunga e noiosa: inizialmente era un progetto unicamente mio e di Puppo, poi siamo diventati una band che ha cambiato formazione tre volte prima di arrivare a quella attuale. Esiste anche un primo EP chiamato Seven Fading Pleasures che io e Puppo teniamo ben nascosto.
Everyday And Never mostra già da ora una grande maturità sul piano delle liriche. Che so essere opera di Matteo, e dunque a lui mi rivolgo. Nella vita di tutti i giorni ti comporti come un cazzaro di prima categoria, poi butti giù dei testi che per allegria se la giocano col Robert Smith di Pornography, tanto per non scomodare il solito Ian. Una scelta funzionale al suono del gruppo (e alla voce del vostro cantante) oppure quella del cazzaro è la tipica maschera per non far pesare sugli altri le proprie ansie?
Matteo/Puppo: Entrambe le cose, direi. Posso affermare con sufficente sicurezza di non essere un ansiato cronico sotto antidepressivi con una lettera da suicida in tasca. Tuttavia preferisco indubbiamente tenermi i miei problemi per me e semmai canalizzarli in una qualche forma di espressione: che può essere un testo, una melodia, ma anche semplicemente l'andare a correre a Castelletto nel cuore della notte come un deficiente. Alcuni testi sicuramente sono frutto di determinate sensazioni vissute in determinati momenti: per esempio The Long Talk After Mom Died, pur non essendo in nessun modo collegata a una mia esperienza vissuta, è la rappresentazione di una relazione familiare morbosa, del crollo di quelle sicurezze e quei principi che solitamente tengono insieme un padre e una figlia, una moglie e un marito, e in generale la maggior parte dei rapporti umani. Questo, appunto, è un testo che ha vita propria e magari l'avrebbe anche senza la canzone. Non si può dire la stessa cosa, invece, di Just A Face In The Crowd, dove la melodia e l'arrangiamento sono nati ben prima del testo che poi in qualche modo è stato costruito ad arte ed incastrato nella canzone vera e propria. In quel caso particolare le parole non hanno tanta importanza quanta ne ha invece il ritmo e la metrica del testo. Poi c'è The Dreamer che è più o meno la sintesi delle due tendenze, una canzone che gira interamente attorno alla voce, anche se in alcuni punti il significato del testo viene piegato alle suddette regole di metrica e ritmo. Quindi alla fine ogni canzone è una storia a sè: a mio parere in alcune è importante che ci sia un messaggio e un retroscena a sostenerle, in altre invece può essere più funzionale il cantato inteso come un vero e proprio strumento.
Giacomo ha una forte presenza scenica, figlia delle sue esperienze teatrali. Come sapete è una caratteristica che il sottoscritto apprezza molto al contrario di certa Genova devota al low-profile. Cosa ne pensi e in quale direzione prevedi di far evolvere la tua figura?
Giacomo: Personalmente credo che la mia esperienza teatrale mi abbia reso solo più disinvolto sul palco. Non ho paura di fare figure di merda, di muovermi, di urlare, di ballare, ma non esiste un personaggio o una figura. Mi diverto, vivo la musica anche con il corpo e questo lo faccio tanto durante le prove quanto sul palco. Il fatto che a Genova i concerti sembrino una messa è una grande verità, la gente sembra scoglionata ed è un peccato.
L'apparente paradosso giovane età / influenze musicali fa ormai parte dell'immaginario legato al nome Still Leven. Chi vi ha indottrinato verso ascolti così lontani dai gusti dell'adolescente medio?
Matteo/Puppo: Io personalmente devo ringraziare Attilio (Port-Royal) che mi ha fatto conoscere gran parte della roba che tuttora ascolto: a partire da Mogwai, Sigur Ròs e Arab Strap fino all'elettronica di Autechre, Magnetophone e Aphex Twin - non ultimo, il post-punk dei Joy Division. Poi a un certo punto subentra anche la curiosità verso generi nuovi e vecchi, dischi considerati pietre miliari, gruppi piuttosto sconosciuti ma fondatori di un genere. E così sono venuti fuori i vari Swans, Nick Cave, Einsturzende Neubauten, Shellac, My Bloody Valentine, June Of 44, Low, Sonic Youth e via dicendo. In verità l'adolescente medio è molto più portato per queste musiche sotto certi aspetti più estreme che per canzonette di facile ascolto; è ancora il periodo in cui non si è formato un gusto preciso, una personalità precisa: e allora ogni cosa ha un'altra freschezza e viene affrontata con una diversa emotività. Dischi come Young Team, Pornography, Philophobia, Unknown Pleasures possono cambiare non poco i gusti e le percezioni di un/a ragazzo/a.
Giacomo: Ho la fortuna di avere un fratello più grande di me ed è a lui che devo molto. Grazie a lui ho iniziato ad ascoltare Doors, R.E.M, Radiohead, Sigur Ròs, ecc. Sono poi diventato amico di Puppo e insieme ci siamo fatti una cultura. Spesso i ragazzi si trovano da soli ad affrontare il mondo della musica e dell'arte in genere. Si finisce così a seguire le mode e a disinteressarsi della musica come forma d'arte.
Matteo/Prawn: Personalmente, in quanto giovane, posso oggi dire con piacere che i tempi stanno cambiando e l'adolescente medio per fortuna è diverso da quello di pochi anni fa: la Musica (con la M maiuscola) comincia a prendere piede più facilmente grazie ad una specie di passaparola (che funziona alla grande con l'aiuto di internet), anche se ancora in piccoli e sparuti gruppi. C'è anche da aggiungere che purtroppo questo processo è molto lento e i media non danno certo una mano a trattare la musica come la forma d'arte che di fatto è. Dopo questa necessaria premessa, nomino primo ad avermi indottrinato verso un certo tipo di ascolti un mio caro amico di infanzia con il quale ho fatto tutte le mie prime esperienze musicali. A seguire il mio maestro di chitarra, soprattutto nell'ambito classico. Infine gli altri Still Leven hanno fatto maturare definitivamente i miei gusti.
Agnelli sui giovani di ieri ci scatarrava su. Oggi quei giovani sono divenuti a loro volta trentenni e quindi in piena mentalità ah quando ero giovane io. Per cui, manco a dirlo, scatarrano a loro volta su voialtri (post)adolescenti degli anni 00 trovandovi tanto impeccabili nell'estetica quanto arroganti dislessici da TRL e De Filippi quando aprite bocca, insomma l'inevitabile progenie di un'Italia che negli ultimi trent'anni ha prodotto sempre meno coscienza sociale e sempre più volgarità. C'è chi dice però che questa sia l'ennesima generalizzazione da bigottismo mediatico e che in giro vi siano invece moltitudini di ragazzi molto più svegli di quanto lo fossero le generazioni precedenti. Meno soli di quanto sembrate, insomma. Vivendo questa cosa dall'interno, qual è il vostro punto di vista?
Greta: L'atteggiamento di diffidenza verso le nuove generazioni è una cosa che colpisce tutti indiscriminatamente, è un po' come sentire gli anziani sull'autobus dire si stava meglio quando si stava peggio. Noi viviamo un'età colpita dalla generalizzazione, ma basta scavare un po' per capire che non ha senso fermarsi alla data di nascita sulla carta d'identità: la maturità di un individuo ed il conseguente approccio alle cose, in questo caso la musica, non si determinano in base all'età anagrafica e la prima a doversi ricredere sono stata io con il nostro batterista (Simone, 16 anni, NdeMpTV). L'importante è essere costantemente alla ricerca di qualcosa, interessarsi, essere curiosi e non trascendere nell'apatia, a qualsiasi età.
Matteo/Puppo: Semplicemente alcuni valori presenti nel vecchio secolo, parlo anche solo di una decina di anni fa, sono scomparsi o comunque hanno attraversato cambiamenti sostanziali e la società è cambiata con essi. Come ogni società anche questa ha le sue masse, i suoi antieroi e i suoi gruppi di persone che si trovano in qualche punto imprecisato tra i due estremi. Non la definirei migliore o peggiore di quella che c’era trent'anni fa, semplicemente differente: i criteri per definire se una cosa sia meglio o peggio di un'altra non sono sicuramente quelli di trent'anni fa, ma anzi sono cambiati anch'essi assieme alla società. Quindi qualsiasi confonto con il passato alla fine potrerebbe sempre ad almeno due versioni diverse della stessa storia, nessuna più o meno corretta dell’altra.
Oggi ciascuno di voi imbraccia uno strumento. Al di fuori degli Still Leven e pensando singolarmente a voi stessi come musicisti, qual è il nume tutelare di ogni componente del gruppo?
Giacomo: E' difficile. Credo che ogni cantante debba avere la propria personalità. Se uno mi dice che ricordo Ian Curtis è un grandissimo complimento, forse il migliore, ma non è questo ciò che voglio raggiungere. Con il tempo sto cercando di rendere la mia voce il più personale possibile in modo da renderla riconoscibile ed originale.
Matteo/Puppo: Più che un singolo nume tutelare direi più di una decade di bassisti, a partire da un Peter Hook e un Bob Weston e via dicendo. In linea generale se mi dai un gruppo con una sezione ritmica dura e incazzata come l'armata rossa, sopra puoi metterci a cantare anche Renato Zero e io mi sentirò ispirato lo stesso.
Greta: Per quanto riguarda il flauto dovrei elencare i grandi strumentisti classici: Rampal, Galway, ecc.. Per la voce ultimamente ascolto molte voci femminili eteree che però sono ben lontane dalla mia vocalità. Non ho un vero e proprio faro,anche se amo la voce di Kazu Makino.
Matteo/Prawn: indubbiamente nel rispondere a questa domanda è il caso di fare riferimento alla mia scuola classica, ma in particolare,è necessario che io tiri in ballo l’influenza della musica spagnola: chitarristi come Fernando Sor o Paco De Lucia sono stati delle icone impossibili da trascurare per la mia formazione, quella gavetta che ogni musicista deve affrontare per migliorare la sua tecnica. Se dovessi riassumere tutto il mio stile in un solo nome citerei invece Stuart Braithwaite, precisando però che è solo una corrente momentanea; per quanto mi riguarda non è possibile dare un nome al mio nume tutelare, poichè esso cambia in base al periodo che attraverso.
Simone: A partire dalle mie origini metallare, mi sono sempre ispirato come chiunque intraprenda degli studi a Mark Portnoy o Joey Jordison, tuttora idoli della velocità. Con il passare del tempo ed il maturare dei miei gusti musicali mi sono dedicato ad una ricerca sonora più semplice come le batterie dei Bloc Party. Al di là dei miei studi devo però ammettere che mi piazzerei più volentieri dietro ad un computer piuttosto che sbattermi e sudare come un dannato ogni santo giorno!
I toni così bassi della voce di Giacomo, così come il sofferto contraltare di Greta, rimandano inevitabilmente a quella linea immaginaria che parte dai Joy Division e arriva ai vari Editors e Interpol. Può essere però una caratteristica fuorviante. Quanto vi piace giocare con questo tipo di immagine e quanto invece lo ritenete effettivamente adatto a inquadrarvi?
Greta: Sia la voce di Jack che la mia hanno un timbro scuro, quindi sono più che altro le caratteristiche vocali a dettare legge in questi casi; certo i gruppi sopra elencati rientrano nei nostri gusti,ma il gioco d'immagine non è ricercato. E' necessario essere inquadrati? Perchè personalmente non so inquadrarmi neanche io.
Giacomo: Non abbiamo ancora un'identità definita ed è logico che i primi pezzi rispecchino un minimo i gusti musicali di chi li scrive, ma cerchiamo di evitarlo il più possibile. Facciamo new wave / post-punk e i gruppi da te elencati anche, quindi l'accostamento è corretto.
So che avete molti nuovi brani. Quando e come intendete pubblicarli?
Matteo/Puppo: Eeeh.. Con calma! È uscito l'altroieri un EP, se va bene non l'hai manco ascoltato dall'inizio alla fine! Scherzi a parte si pensava di tornare in studio verso la metà di giugno, l'idea è sempre fissa sul criterio EP e le canzoni, come dici anche tu, ci sono. Niente frasi del tipo speriamo che veda la luce entro il *** perché l'ultima volta la previsione era sbagliata di dieci mesi. Anche sul come c'è ben poco da dire perché ancora non ci siamo posti il problema. Se dovessi dirti a grandi linee cosa aspettarti direi che sicuramente c'è una matrice pop che in Everyday And Never non c'è, o almeno non così accentuata. D'altra parte ci sono anche due o tre cose che non saprei dirti esattamente da dove le abbiamo tirate fuori, ma di certo da nulla di associabile al pop.
A proposito di futuro, spariamola grossa: la label dei vostri sogni, quella per cui vorreste uscire un giorno.
Matteo/Puppo: C'è stato un periodo in cui tutti i gruppi che ascoltavo uscivano per Beggars Banquet: Calla, Devastations, Iliketrains, Film School, The National... Alla fine dei conti sarebbe sicuramente la prima scelta. Sarebbe bello anche Touch & Go o Rough Trade. Tutta robetta da niente, vero? Comunque apprezzo più una piccola etichetta poco conosciuta che regala sorprese inaspettate e graditissime rispetto a uno dei suddetti mostri sacri con un livello qualitativo così alto che neanche più sorprende. Voglio dire, potrei entrare in un negozio e prendere il primo cd marchiato 4AD che mi capita per mano e novanta su cento mi piacerebbe. Secondo me la componente del rischio e dell'inaspettato è fondamentale nel mercato musicale di oggi. Sono il primo che, se si tratta di comprare un disco, lo scarica, lo ascolta, lo riascolta e solo a quel punto forse decide di mettere mano al portafogli. Però comprare un disco e scoprire che è un bel disco semplicemente sulla base di un consiglio altrui, piuttosto che di una recensione, della copertina o del titolo, per me è una soddisfazione ben maggiore dello scaricare intere discografie in mp3. Alè, una botta di vita ogni tanto.
Per finire: Matteo, chi sono i Quite Fired e cosa vogliono da noi?
Matteo/Puppo: Sono due onesti lavoratori che sono stati licenziati senza sapere il perché, così, di punto in bianco. Adesso, come immaginerai, sono piuttosto incazzati quindi hanno deciso di fare musica che suoni come il capoufficio che ti prende a calci in culo tutti i santi giorni, giusto così, per dare al pubblico un piccolo assaggio del loro inferno personale. Cosa vogliono? Vedere che faccia ha Gina Bacconi.
Listen:
still leven ° the dreamer
Watch:
still leven ° just a face in the crowd (live @ emptv nights)
still leven ° broken asses and wasted times (live @ festival delle periferie)
still leven ° the dreamer (live @ liquidamente / notte bianca)
still leven ° the long talk after mom died (live @ buridda)
quite fired ° live @ buridda
Related:
still leven @ myspace;
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eMpTWeek (04.05.09/17.05.09)

balmorhea ° remembrance
balmorheamusic.com
grizzly bear ° two weeks
www.grizzly-bear.net ° www.jtylerhelms.com
harmonic 313 ° battlestar
www.harmonic313.com ° sixty40.com
holy fuck ° lovely allen (no age remix)
www.holyfuckmusic.com
jarvis cocker ° angela
jarviscocker.net
jason lytle ° i am lost (and the moment cannot last)
www.jasonlytle.com
little joy ° next time around
www.myspace.com/littlejoymusic
modest mouse ° satellite skin
www.modestmousemusic.com
oh no ono ° swim
www.ohnoono.com ° www.myspace.com/adamhashemi ° www.baconcph.com
oi va voi ° everytime
www.myspace.com/oivavoi
telekinesis ° awkward kisser
www.myspace.com/telekinesismusic ° www.spencerredmondgentz.com
Radiodrama Scramble Duo.

Ciao a tutti.
Bene, il primo podcast di Disorder Drama è pronto e si scarica qui.
Lo abbiamo chiamato Radiodrama Scramble Duo.
Con amore,
Simone e Rocco.
So tired, unhappy.
In questo blog ho sempre evitato di parlare di me stesso sul piano personale, limitandomi a qualche accenno di tanto in tanto o a cose molto leggere. Forse il compromesso ideale sarebbe stato raccontarmi in rapporto alla musica che ascoltavo, evitando certi toni da recensione in favore di uno stile più terra-terra e confidenziale, dando quel tocco di calore che probabilmente in questa pagina è sempre un po' mancato rispetto ad altri blog musicali. La ragione per cui questa volta mi scopro è l'esigenza di fare il punto, più per una mia necessità che per desiderio di raccontarlo a chi legge. Forse, e ancor più probabilmente dopo quanto ho appena scritto, non è questa la sede adatta. Eppure lo è perchè, farà ridere, ma sono poche le cose al mondo che sento più mie di eMpTV.
Non lo nascondo: sono mesi brutti, i peggiori degli ultimi tre anni ovvero da quando ho aperto il blog. Dei miei problemi di salute ho accennato qua e là nei post precedenti. Scelgo di non ammorbare con i dettagli, basti sapere che dagli ultimi giorni dello scorso anno passo da un malessere all'altro: cose non gravi, più o meno serie ma rese comunque difficili dalla mia ipocondria. Continuo a fare il simpatico su Facebook e ai concerti ma alla prova dei fatti sto prendendo le distanze da molti amici, per il semplice fatto che in questo momento fatico a gestire un qualsiasi dialogo con serenità.
Mi aggrappo con le unghie e con i denti a pochissime persone; mi aggrappo a questo blog anche se sto nuovamente riducendo la frequenza dei post; mi aggrappo a Genova, Disorder Drama, Compost e tutte le altre cose che stanno bollendo in pentola, che per me significano musica nel senso più autentico del termine e che mai come in questo periodo sembrano poche rispetto a quante ne vorrei fare.
Tra qualche giorno usciremo con una sorpresa che speriamo diventi molto importante: qualcuno già lo sa, altri possono intuirlo. E' una vera barbonata confessarlo dopo tanto piangersi addosso ma anche solo mezzo feedback su questo nuovo progetto da parte vostra mi salverebbe la giornata. Quanto a questa pagina ho qualche intervista in cantiere. Nel mezzo, oltre alle solite cose, umanizzerò ulteriormente (ma più allegramente) dandomi a un po' di retrospettiva sui videoclip che ho più amato. Poi vedremo, tanto se conoscete eMpTV da tempo siete abituati a certi cambiamenti.
Forse mi pentirò di aver scritto questo post così triste e lontano dalla persona che sono e voglio essere. Forse per qualcuno sarà una cosa fuori luogo, per altri una patetica caduta di stile, una nota ancor più stonata perchè inserita in un'opera di severa coerenza. Se sarà percepito così, mi dispiace. Nel momento in cui scrivo, però, sono righe inevitabili.